191 Erick

Erick

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    Paese: Equateur
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    Età: 19
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    Genere : Bambino
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UNA FEDE INCROLLABILE

Lo shock di una pandemia globale si fa ancora sentire, ma le donne sono tutt’altro che sconfitte. Nella Giornata Internazionale della Donna, vogliamo onorare questa forza. Abbiamo invitato alcune donne, madri e nonne di bambini attualmente sostenuti da Compassion, a sedersi con noi per un momento di conversazione. In mezzo alle sfide, la loro forza è innegabile. La loro resilienza è ispiratrice e la loro fede incrollabile.

Chi sono queste donne?

“Care donne, siamo come le rose: belle, uniche e speciali. Le nostre spine sono le nostre lezioni di vita e le sfide che affrontiamo ogni giorno. Il nostro destino è combattere e crescere con la luce del Sole, non importa quanto sia forte il vento o la pioggia”. Angelita, 91, Ecuador

“Le donne affrontano molti problemi nella mia comunità. Non ci sono lavori formali per le donne – devono stare a casa o gestire piccole imprese per sostenere le loro famiglie. Sono molto felice che Compassion mi stia dando l’opportunità di imparare a tessere e a fare la stoffa nel modo tradizionale. Ringrazio Dio che la mia vita oggi ha uno scopo”. Beatrice, 33, Burkina Faso

“Dobbiamo essere forti per affrontare tutti i problemi che la pandemia ci ha portato. Le donne sono sempre più colpite dalle crisi rispetto agli uomini. Con la mancanza di lavoro, tutto il peso emotivo di intere famiglie ricade su loro. Sto combattendo come donna. E per me, essere  donna significa essere forte, coraggiosa e perseverante”. Danielly, 33, Brasile

“Quando è scoppiata la pandemia, non avevo praticamente nulla – niente provviste o latte per i miei figli. Non avevano pagato mio marito al lavoro e poi lo hanno licenziato. I primi giorni della pandemia non avevamo niente da mangiare. La nostra colazione era acqua con cannella.

Poi ho deciso di aiutare in un allevamento di maiali. Ci sono state date interiora di pollo per nutrire i maiali. Così ho raccolto i pezzi più belli da portare a casa e cucinare per farli mangiare ai miei figli. Grazie a Dio anche la comunità mi ha sostenuto al momento giusto. Quando non avevamo cibo, sono venuti con un grande pollo e abbiamo mangiato carne per la prima volta dopo tanto tempo. Ho visto come Dio si prende sempre cura di noi e ci aiuta”. Yhovana, 33, Bolivia

“Ho sempre dovuto accontentarmi di poco perché sono nata in una famiglia povera. La pandemia ci ha mostrato che ci sbagliamo a pensare che il peggio sia alle spalle, perché la situazione può sempre aggravarsi. Qualcosa, tuttavia, rimane invariato: La nostra speranza e fiducia nell’Onnipotente.

L’iscrizione dei miei nipoti al programma di Compassion è una benedizione di Dio. Mi viene la pelle d’oca solo a pensare a come saremmo sopravvissuti nei primi tre mesi di pandemia se non fossero stati registrati”. Shokhina, 70, Bangladesh

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