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Kymi

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Come una ragazza di 12 anni è fuggita dal matrimonio forzato

Yerosen* ha i brividi ogni volta che ripensa a quel giorno di maggio 2020. Anche se cerca di dimenticare i tre mesi passati con il suo rapitore, l’incubo la perseguita ancora.

Il matrimonio forzato di adolescenti rapite è stato a lungo un’usanza nell’Etiopia rurale. Nel 2000, il governo ha penalizzato questa pratica ed ha aumentato l’età minima per il matrimonio da 15 a 18 anni. Il numero di casi è diminuito da allora, ma ancora oggi, in alcune regioni non è sparita come usanza.

Una tradizione terribile

Nel piccolo villaggio, dove Yerosen viveva con suo nonno, aveva sentito storie di ragazze che sparivano e poi riapparivano come mogli di uomini molto più vecchi. La loro infanzia veniva rubata per sempre.

Quel giorno del maggio 2020, una donna del suo villaggio offre a Yerosen un passaggio sulla sua moto. La ragazza non pensandoci oltre accetta. “Non ho mai sospettato che volesse farmi del male fino a quando la moto ha girato su una strada sterrata”, ricorda. Poi viene rinchiusa in una baracca e minacciata di violenza se avesse cercato di scappare. A quel punto a Yerosen, era chiaro cosa l’aspettasse.

 

“Ero terrorizzata. Ho pianto tanto”, dice, “non avrei mai pensato di essere una di quelle ragazze di cui avevo sentito storie orribili”

È la notte seguente che Yerosen incontra l’uomo che aveva organizzato il suo rapimento con l’aiuto di sua sorella. Aveva 35 anni, quasi tre volte la sua età.

La chiesa locale interviene

Il giorno dopo, la notizia della scomparsa di Yerosen arriva al centro Compassion, dove era sostenuta da quando aveva sei anni.

“È stata la peggiore notizia che abbia mai ricevuto”, racconta Abdi, il direttore del centro. “Ero furioso che un tale crimine fosse stato commesso contro uno dei bambini del nostro programma di sostegno. Ho giurato di fare tutto il possibile per liberare Yerosen e assicurarmi che avesse giustizia“.

Abdi così contatta la polizia, che lancia una caccia all’uomo per i rapitori di Yerosen. Immediatamente, i leader della chiesa si incontrano con il personale del centro Compassion e altri volontari per pregare per la ragazza e il suo ritorno. Il pastore, Abdi e anche il nonno di Yerosen si uniscono alla sua ricerca.

I rapitori avevano informatori che erano a conoscenza delle operazioni di ricerca. Così Yerosen viene portata da un posto all’altro. Ogni successivo cambiamento di luogo è stato anche un ostacolo alla speranza della sua liberazione.

Il coraggio in mezzo alla paura

Nonostante la paura,  Yerosen decide comunque di resistere: “Se provi a toccarmi o a sposarmi con la forza, griderò più forte che posso!”. – Notte dopo notte, l’adolescente cerca di rimanere sveglia per evitare di essere attaccata improvvisamente.

Una notte, si ricorda del consiglio che aveva sentito al centro Compassion.

“Ci è stato detto di pregare quando eravamo in pericolo. Ho pregato Dio di liberarmi dal mio rapitore e di impedirlo di farmi del male. L’ho pregato ogni giorno e con tutto il mio cuore”.

Anche i credenti del suo villaggio stavano pregando per la sua liberazione. Le ricerche andavano avanti, ma la speranza di trovare la ragazza sana e salva diminuiva ogni giorno di più. Suo nonno, nel frattempo, aveva ceduto alle pressioni degli anziani del villaggio per accettare una dote e dare la sua benedizione a questo matrimonio.

Tuttavia, Abdi non si è mai arreso. Non ha risparmiato alcun sforzo per scoprire dove potesse essere tenuta prigioniera. Ed un giorno, tre mesi dopo il rapimento di Yerosen, riceve una telefonata, e quando sente che dall’altro lato cè la voce tremante della giovane ragazza, scoppia in lacrime.

Il coraggio di una giovane ragazza

Una settimana prima, i rapitori avevano portato Yerosen in un luogo segreto del suo villaggio. “Erano impegnati nei preparativi per il matrimonio”, dice, “e io aspettavo il momento in cui sarei potuta scappare. Ero pronta a correre il rischio”.

Yerosen è riuscita a prendere un telefono, trovare il posto per nascondersi e fare una chiamata. Non ha chiamato la polizia. Non ha nemmeno chiamato suo nonno. Ha chiamato il direttore del centro Compassion. “Sapevo che mi avrebbe salvato”.

Un piano

Insieme organizzano un piano per la sua fuga, ed Il giorno dopo, Yerosen scappa dai suoi rapitori. Abdi va a prenderla nel luogo stabilito e la porta prima alla polizia e poi all’ospedale per un controllo.

Compassion organizza successivamente il trasferimento della ragazza all’ospedale di Addis Abeba. Ora vive in una casa gestita da una coppia amorevole e premurosa. “Era importante portarla via da questo villaggio perché i rapitori avrebbero cercato di riprenderla. Stiamo seguendo la situazione con la polizia e speriamo che sia fatta giustizia”.

Yerosen sogna di diventare un giorno un agente di polizia per salvare le ragazze che attraversano le stesse prove.

* Il nome è stato cambiato per proteggere l’identità della ragazza.

Oggi, i bambini continuano ad essere vittime di varie forme di abuso. Compassion e le chiese partner locali stanno lottando per dare loro protezione, futuro e speranza. Aiutaci a fare la differenza nella vita di un bambino!
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